Un giorno mi raccontarono una storia. Il protagonista era un uomo con le sue debolezze, mille paure, poche certezze e minima intrapredenza, il quale mai era uscito dal suo paesino, mai aveva ballato alle feste di paese, mai aveva toccato un goccio di vino. Non si era mai innamorato di una donna, ne di un uomo... non aveva amici, ne nemici, ne animali da coccolare. Era solo. Solo con la paura del cambiamento e dell'ignoto, solo con le sue voglie incompiute.
Un giorno in paese arrivò una vecchina ricurva, ma sorridente, circondata da animali del bosco che bussò alla porta del giovane chiedendo di poter riposare un poco e di mangiare un boccone. Tutto questo scombussolò la quotidiana banalità della vita del giovane che rispose di buon grado alle esigenze della vecchia.
Ella appena sedutasi guardando il viso del ragazzo vide tutta l'infelicità e la malinconia della solitudine e decise di fargli un incantesimo: da quel giorno il giovane avrebbe risposto di "si" a tutte le proposte che gli sarebbero state fatte dai compaesani, a tutte le richieste, a tutti gli inviti.
Alla partenza della vecchia il ragazzo si sentì pieno di una nuova forza,ma non riuscì a interpretarla sino a quando il sindaco del paese gli fece visita per chiedergli riguardo all'organizzazione della fiera di paese. Dalla bocca del ragazzo uscirono frasi che lui stesso si stupì di pronunciare, ma allo stesso tempo provava un senso di piacevole calore, dentro di se.
Da quel giorno in poi il giovane si trovò coinvolto nelle avventure più strane, si ficcò in guai grandi,ma affrontò viaggi magnifici, incontrò persone speciali, sino a pronunciare un si sulle labbra della sua giovane sposa.
Cosa accadrebbe se anche noi provassimo a dire "si"a tutto quello che ci capita. Accettare di buon grado anche le proposte che ci sembrano strane, infattibili, dove ci porterebbe? Io mi sono trovata spesso nella situazione di non riuscire ad affrontare impegni insormontabili e la mia agenda piena mi costringeva a dire dei "no" per il tempo mancante, ma... se provassimo a dire di si in quelle occasioni in cui il tempo non ci tocca, ad un viaggio coraggioso, ad un'amicizia difficile, ad un impegno annulante, siamo sicuri che ne ricaveremmo solo stress, ansia e frustrazioni?
Credo che uscire dal quotidiano per fare da soli o insieme ad altri esperienze insolite serva per ricaricarci, come una pila, per sfogare poi l'energia accumulata sulleincombenze di ogni giorno. Non è vero che la quotidianità va schivata come la peggiore delle malattie, va solo coltivata, nelle amicizie, nell'amore, nella famiglia, nel lavoro, infarcendola di tanto in tanto con qualcosa di speciale che accenda quelle lucine che sbrilluccicano negli occhi... ed ecco che lì anche il nostro quotidiano ci sembrerà magnifico.
mercoledì 7 novembre 2007
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