giovedì 1 novembre 2007

JAZZ TIME

Il mio approccio alla musica jazz credo si sia svolto troppo velocemente e per un po',nonostante a pelle sentissi che poteva trattarsi di un genere in sintonia con me, non ho avuto il tempo di riflettere sul perchè avessi accettato di avvicinarmi a lui. Ma non potevo non darmi un perchè, così ho cominciato a prestare attenzione a ciò che vedevo ai concerti, alle sensazioni che provavo, a quello che mi rimaneva una volta tornata a casa e finalmente ho capito. Il mio affrontare il jazz in qualsiasi sua sfaccettatura non può avere un atteggiamento critico, non ne ho ne le conoscenze e di conseguenza neppure le capacità, per cui non può essere null'altro se non un discorso puramente sensoriale(quantomeno all'inizio).

Immediatamente mi ha trasmesso il suo carattere fortemente emozionale, basato sulla continua improvvisazione, sulla sovrapposizione, la fusione di suoni diversissimi tra loro per creare un'immagine nuova di musica... quando osservo il palco è come se tutti gli artisti volessero dire(dovessero dire) la loro e non ci fosse abbastanza tempo e quindi il l' impeto prevale e sembra si facciano surclassare l'uno dalle note dell' altro... ma poi se li scruto stanno sorridendo! Sono distesi, felici, allegri, inebriati... non c'è competizione ma grande empatia che quasi mi spinge a prescindere, a passar sopra agli aspetti tecnici e formali dei suoni per seguirli in questo loro gioco.

C'è un alternarsi di momenti ascendenti e discendenti che si intersecano trasversalmente con la tecnica raffinata che (oh però!)non è affatto scomparsa, ma detta le regole in modo fine strutturando e rendendo solida l' impalcatura di esibizioni difficili. Ora non mi resta che chiudere gli occhi... si perchè a volte tra la confusione del locale, le voci, mi perdo e così riacchiappo il filo e ricomincio il mio viaggio. Un viaggio, la musica jazz è come i miei viaggi preferiti in cui incontri imprevisti, lunghi momenti di quiete e poi di nuovo un virtuosismo, un timbro inaspettato ed un pianista che invece dei tasti suona le corde del suo strimento. Il jazz è moderno, è vitale, fonde il canto blues con le percussioni africane, i canti di lavoro e perfino echi di musica lirica sino alla più recente fusione con il rock e il pop... sino ad ora questo è quello a cui penso quando torno a casa e sto sotto la copertina, poi nella mia testa, sempre e comunque, inizia il solito ritornello e tutto svanisce tra le braccia del Dio della nanna...

un baciottino perugio

2 commenti:

Anonimo ha detto...

il dio della nanna è morfeo e poi è più carino dire un baciotto perugiotto!!!!!!!!!
cmq hai cominciato a sentire il jazzzz per maxxxxxxx.....stange!!!???
mm

martusa ha detto...

pu� darsi,certamente la proposta � stata la sua, ma proprio perch� questo non bastava ho cercato attentamente e ho tentato di osservare quello che il jazz aveva da offrire e in cosa poteva arricchirmi. Guardare un po'sotto la superficie no?